Agostino Bagordo

Agostino Bagordo

Divisioni e mutazioni L'acrilico, di forte emotività e suggestione scenografica, assume a volte i toni del pastello, ma un fluido animatore, nei suoi moti armonici, abbraccia l'universo delle forme, il globo terracqueo, i pianeti, le orme, e tutto si rigenera in contrapposte copie: la luna falciata , un totem, il taglio saraceno ,un rostro, una scia di luce, un buco nero. Incavi, ornamenti, effusioni magmatiche, fantasiose anomale configurazioni, iconi sembrano emergere da meandri, fiordi impenetrabili e favole astrali. Un omaggio di Oscar Carnicelli anche alla sua Sicilia, terra madre di grandi valori che, come ha ricordato Mario Luzi, senza di essi il quadro della cultura e della civiltà italiana scolorirebbe nella povertà di qualità essenziali.
Aldo Gerbino

Aldo Gerbino

Le iridescenze della fantasia II suo discorso pittorico, vissuto ai margini di una icona leggibile e ormai muta contro ogni possibile sollecitazione, rende paradossalmente pertinente qualunque trascorsa e oggettiva trasparenza, e pone il lavoro di Oscar Carnicelli nell'alveo di una stimolante dicotomia di visioni che, a poco a poco, sono andate stemperandosi verso un mondo di virtuali sembianze geometriche, corpi nutriti da un substrato di espressionistico soffocamento. Le ferite simbologie fonematiche, gli iconogrammi linguistici pervadenti fogli e tele, i paesaggi interiori attraversati da spasmodiche scritture, e i più lontani registri postrealistici (già individuati da Sciascia e Giunta), sono riscontrabili in quella lontana precisazione di Franco Grasso (1969), che vedeva nella formazione di Carnicelli "l'ossessiva geometria confrontarsi (o scontrarsi) con un tracciato di base rivolto all'espressionismo e dal quale, aggiungiamo noi, dopo oltre un decennio, avrebbe preso corpo una sorta di impressionismo astratto.  
Carmine Benincasa

Carmine Benincasa

«La sua calligrafia mitografica tocca i grandi temi della civiltà tecnologica in un'oscillazione dialettica tra natura e storia. La natura emerge come sfondo e certezza, come pulsione scritturale e libertà di segno e di gesto; la storia emerge come segno controllato e come rigore geometrico». 
Fiorella Falci

Fiorella Falci

Continuo- discontinuo .La verbalizzazione logica che traduce la complessità generativa, cromatica e formale, delle opere di quest'ultima fase della produzione di Oscar Carnicelli,rappresenta bene, degli anni che stiamo vivendo, l'apparente contraddittorietà.Una dialettica degli opposti che traduce in cromatismi dalla forza plastica i conflitti che stanno generando i pianeti nuovi di un universo in corso di ri-definizione tumultuosa. L'analogia delle forme e dei perimetri richiama costantemente il rapporto tra mondi e mente, quasi che le volute cerebrali di cervelli del futuro si articolino in libertà conflittuale nel dare vita a galassie in cui il passaggio dal caos al cosmos non è ancora scontato ne tanto meno irreversibile.Pittura che interroga,quella di Carnicelli: visionaria e problematica, inquietante e ottimistica al tempo stesso.
Francesco Carbone

Francesco Carbone

Carnicelli o di una nuova latitudine della pittura II rapporto dell'uomo ai luoghi e, attraverso i luoghi, agli spazi risiede nell'abitare. La relazione di uomo e spazio non è altro che l'abitare pensato nella sua essenza. Per Oscar Carnicelli il suo abitare è nel luogo della pittura che apre l'accesso in un posto di terra e cielo, disponendo lo stesso sito in spazi e visioni di uno straordinario immaginario creativo, dove le nozioni di forma, luce, colore non sono l'ordine dell'aristotelismo rinascimentale, nè la formaliter spectata, cioè la regolarità dei fenomeni nello spazio e nel tempo kantiani, ma uno splendido insieme di tutti i fenomeni naturali che si identificano e si sublimano in quelli vividi e alitanti che deflagrano oltre il cielo in miriadi di colori privi di sussiego, disponendosi ai richiami di un arte innovatrice. Cosè, l'abitare pensato nella sua essenza - che è considerazione di Heidegger risiede, per Oscar Carnicelli, proprio in quell'esaltante insieme di manifestazioni cromatiche, la cui astrazione, suggestivamente tumultuosa, esprime forme sciolte, vorticose, affluenti e defluenti, dinamicamente contrastate, dilaganti o fuse rendendo tutto ciò principio di vita e di movimento, energia genetica. Un movimento, però, che non insidia nè turba lo svolgersi e il concedersi, intelligente e ponderato, dell'evento pittorico, ma che dimostra invece un senso ravvicinato di immanenza accessibile, un rapporto ancora possibile tra arte e natura, tra natura e cultura, agite sui percorsi dell'uomo e dei suoi sentimenti, al di  là delle seduzioni del mito.
Francesco Gallo

Francesco Gallo

«La pittura di Oscar Carnicelli è l'esito di una continuo trasformazione concettuale e poetica che trova, nella tec-nica roffinatissima delle sue opere, un punto di coagula-zione, che è solidificazione di uno spessore fatto di stra-tificazioni, la cui superficie visibile è il punto in cui l'invi-sibile di una fecondissima officinalità viene o mostrarsi, a darsi come strumento della conoscibilità, speculare alle luminescenze della contemplazione. Un doppio livel-lo di lettura che viene richiesto da queste ultime opere che hanno per oggetto la complessità, lo spessore di una pittura che contiene un forte elemento coscienziale, a cui non basta accorgersi dell'esistenza degli enigmi, ma vuole rendersi conto della loro consistenza, trovarne il punto debole, su cui innestare una ermeneutica, capace di scioglierne il codice e farlo diventare strumento di conoscenza, per quello che la pittura può fare con la persistente literatura, che può dire cose che gli altri lin-guaggi non possono dire». 
Franco Spena

Franco Spena

Metropolis E' una pittura corale e criptica nello stesso tempo, che svela bagliori di verità e torna subito a produrre nascondimenti in quelle insenature del pensiero ove iniziano vie di imperscrutabile mistero. E' la voce dell'ombra che si fa espressione nella luce sempre pronta a trovare le parole dell'essere che emergono da un silenzio che è tensione e magmatica esplosione di luci e di colori. Una metropolis interiore che vive per contrasti forti o per notturne galassie, per flussi di energie come enjambements improvvisi, per frastuoni, come per inquietanti vuoti di parole. I segni e le forme di Oscar Carnicelli divengono così metafore di un eterno fuggire e ritrovarsi, di abbandoni e congiungimenti, per inseguire e cogliere elementi oppositivi all'interno dei quali si dimensiona il senso dialettico dell'esistere, il senso dell'uomo che costruisce nella separazione la sua storia che si disgrega e compone. Si riconosce nella sua opera dunque il bisogno di orientare un equilibrio gravitazionale di segni sospesi fra l'etereo e il notturno che, in un esercizio di radiante libertà, sprigionano energie in tensione che in uno spazio che si dilata e si combina tornano ad esplorare le profondità dell'essere per continuamente riemergere per farsi forma e materia.
Gino Cannici

Gino Cannici

«...Le trame filigranate di queste acqueforti, per la loro complessa elaborazione e per I'deguato ricorso alle mezzetinte, siano molto più che un'improvvisa illumi-nazione creativa vanno oltre ad una fugace orma del pensiero. Dopo un primo istante di grazia che ne ha generato il primo tratto, l'artista vi ha rifuso, segno su segno, tutta la ricchezza della sua sensibilità percetti-va volta ad indagare l'essere umano e le cose per ren-derne l'essenza. E agevole vedervi la sintesi autobio-grafica del suo percorso artistico con le componenti più ricche di implicazioni drammatiche, ravvisabili nei due antitetici aspetti delle sue preferenze concettuali e figurative: la violenza e l'amore, entrambi fatalmente inerenti alla natura dell'uomo, pur nella differenza abissale della scala etica». (1971)  
Giovanni Occhipinti

Giovanni Occhipinti

Epifanie geometriche nelle astrazioni metafisiche di Oscar Carnicelli Carnicelli accoglie nella ricca tastiera della sua tavolozza le problematiche e i drammi della contemporaneità,anche quando le sue immagini passano dalla dimensione del quotidiano alla dimensione cosmica, come per denunciare il descensus ad inferos e la conseguente tensione all"'Oltre" dell'umanità e del mondo. Le sue grandi tele si animano alla  gestualità dell'espressionismo astratto,però va anche detto,a suo merito, che esse dimostrano la capacità dell'artista di metabolizzare e trasfigurare ogni ascendenza novecentesca. Nei suo emblemi allegorici o, meglio, figurazioni dell'allegoria,egli esprime anche il grottesco della vita e della contemporaneità attraverso un viaggio pittorico ricco e complesso,che dalla tradizione della grande arte giunge alla riflessione sull'attualità della vita e del mondo,affidando tutto alle vibrazioni cromatiche e delle forme in vorticosi processi metamorfici di nascita e morte. 
Guglielmo Tocco

Guglielmo Tocco

«Una straordina-ria eleganza, leg-gera e naturale, permea tutto il lavoro di Oscar Carnicelli. Le vibrazioni dei colori, la inaffer-rabilità dei segni e, appunto, la non comune ele-ganza giustifica-no da sole la nascita e la vita di ognuna delle N \ opere di questo artista e le collo-, N \ cono ai più alti Povera colomba - acquaforte-acquatinta livelli dell'arte pit-1971 torica. Ma già al primo sguardo si intravvedono molteplici altri piani di lettu-ra, sempre più profondi e sorprendenti, sicché alla fine risultano essere opere di grande e geniale com-plessità strutturale».  

La critica di Giovanni Amodio

 Oscar Carnicelli nel suo oulipistico contributo alla variabilità estrema delle casualità e delle possibilità infinite delle varianti cromatiche,(...) privo di meccanismi tecnici ed elettronici, esplora le possibili combinazioni che appaiono nel-l'ordine dei centomila miliardi.

L'analogia (...) procede per elaborazioni visive, che partendo dalle immagini archetipe che il cosmo demanda alla forma sferica, alla circolarità, alla valenza orbitale, alla suggestione spaziale, consentono di crearne sempre di nuove.

Il fonologo e psicanalista ungherese Ivan Fònagy parla di «Ripetizione creativa», (...) in quella pittorica per Carnicelli (...) con applicazione del sistema deduttivo e induttivo (...) non più applicato esclusivamente alla musica, per il nostro artista si applica con esiti strepitosi.

(...)La realizzazione di formazioni e deformazioni «anamorfiche» sulle stesse opere del passato, la continua ricerca che la circolarità delle forme, modulo privilegiato ed «ossessivo» ripropone all'infinito, nella reite-razione ed incastro di immagini e cromie sempre più impegnate nel repertorio, conducono Carnicelli sui piani strutturali di un'opera-mondo pittorica, secondo la definizione di Umberto Eco a proposito di grandi opere letterarie.

(...) L'artista continua nella sua lucida follia cromatica a coltivare l'ossimoro dei contrari per ricongiungerli e sfuggire manicheismi vacui, per proseguire nella più seria coerenza espressiva, nell'indagine senza fine che, in relazione ritmica (nella forma e nel contenuti), adempie alla funzione fondamentale di ricercare un rapporto di equivalenza tra la vita del cosmo e quella dell'uomo, nel macro e nel micro.

(...)  il numero in questione 1,618 seguito da una sfilza di altri numeri decimali, trova applicazione in natura ma anche nell'arte e nella musica. L'astrofisico Mario Livio sostiene che la cifra racchiude il segreto della bellezza e certamente il lavoro di Oscar Carnicelli, volontariamente o inconsapevolmente ne intuisce l'efficacia e «l'aurea» armonia, se compone opere eclatanti

(...) un artista come Carnicelli, ha ipotizzato , sulla strada dell'arte, (...), il discusso paradigma dialettico che oggi si applica a tutti i versanti della globalizzazione.L'oligarchia dei paesi egemoni cerca fusioni impossi-bili sul piano della verità e della giustizia sociale, se la natura umana si presenta geneticamente, geografi-camente e soprattutto culturalmente discriminatoria e con potenzialità altamente differenziate.

(...) Oscar Carnicelli che intesse con una miriade delle sue pantagrueliche opere il suo Atelier e le opportune sedi espositive, tutte di grande prestigio come Università ed Enti Pubblici, avviandosi anche ad una mostra di grandissimo respi-ro in un museo del Messico, quella «guerra dei mondi», rivendica ben altra enunciazione, cioè «LA PACE DEI MONDI».

[In] (...) «Finnegans Wake» di J. Joyce, appare la parola «VORTICOMONDO». L'intera opera di Carnicelli sembra contenere tale con-cetto di simbolizzazione operativa ed evocativa, per il quale il senso del vortice si accompagna a quello della forma terrestre, il segno del mondo reitera nel vorticismo, (corrente poetico-pittorica teorizzata da Ezra Pound), l'accadere dei mondi che si alternano, combaciano, si rincorrono, risucchiano nella visuale umana che li assorbe le grandezze infinitesimali con quelle umane.

(...) nella vicenda artistica di Oscar Carnicelli, interprete per noi di ciascuna memoria, ciascuna evocazione. La cosmica coscienza trova abissi di passato e anni luce di proiezioni future e ci unifica nella diversità, per ipotizzare l'uguaglianza.

In questa direzione la lettura dell'intera opera di Carnicelli si avvale della complicità del colore, del desiderio di riconciliazione tra i popoli, della tensione al bene non come alternativa, ma come esclusione totale del male, del bisogno di contribuire con la forza della purezza dell'arte al ripristino di un ordine universale, non solo e non più di valore matematico-astronomico, ma di principio sociale, umanitario antropologico. Ed ecco che la PACE DEI MONDI appare rivendicata in tutta la estesa gamma di sfere planetarie che si incontrano, si inseguono, si alternano e si scambiano ruoli e orbite, andamento e simbologia estetico-formale, in quella sontuosa e ricca gamma di tonalità cromatiche, di angolazioni impaginative, di diversificazione della loro texitura interna. Nell'opera di Carnicelli non si coglie mai la reiterazione di autoplagio, tanto ogni volta si rinnova il carnet espressivo, tanto ogni volta le invenzioni espressive, formali, concettuali generano mondi diversi, oppure lo stesso mondo volto nelle mille sfaccettature prismiche che solo la visione interiore può generare, con i segni di un incanto, la magia di molti colori, la capacità di inverare il luogo del fantastico, la visionarietà della intelligenza, l'intenso senso della materialità, in concezione d'amore e di pace. Un miracolo metafisico che coglie il tempo e ne rigenera la valenza.

estratti da "Oscar Carnicelli in Messico :antologia / Giovanni Amodio - Caltanissetta - Società nissena di Storia Patria , 2012"


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